venerdì 19 marzo 2010

CERTIFICATI ONLINE, ADDIO ALLE FILE!

I cittadini di Roma possono dire addio alle code agli sportelli nei municipi: d'ora in poi, i certificati anagrafici potranno essere ottenuti da casa, semplicemente collegandosi al sito del Comune. Ha debuttato ieri, infatti, un nuovo servizio online che permette di richiedere e stampare 16 tipi di certificati, tra cui quello di cittadinanza, di godimento dei diritti politici, di matrimonio, di nascita, di residenza, di stato civile, di stato di famiglia e di stato libero. Dopo la registrazione sul portale, alla quale fa seguito la comunicazione della password e del codice PIN, gli utenti potranno selezionare il certificato desiderato e pagare eventuali diritti di segreteria o bollo tramite carta di credito. I documenti saranno autenticati da timbro e firma digitali, uniti alla firma olografa del Sindaco di Roma Gianni Alemanno. I vantaggi del servizio sono molti: oltre al risparmio in termini di tempo, la nuova procedura online permetterà di contenere notevolmente i costi della burocrazia...


(SIMONE SOLARINO)

martedì 16 marzo 2010

IN MEMORIA DI ANGELO MANCIA 12-03-1980 / 12-03-2010

30 ANNI SENZA GIUSTIZIA!!!

Roma, 12 Marzo 1980
Una data impressa a fuoco, nella lunga e travagliata storia della nostra repubblica. Il luogo è questo: una strada qualunque della periferia nord di Roma, la Bufalotta. Un cancelletto di acciaio bianco socchiuso e un muretto.

12-03-‘80
Angelo Mancia esce di casa alle 8.20 del mattino, per andare a lavorare al “Secolo d’Italia”, dove lavorava come dipendente. Sta per salire sul motorino ma basta un colpo d’occhio. Anni di piombo, si vive nell’inquietudine, qualcosa non va: c’è un furgone bianco davanti al portone, lo sportello si apre, escono due tizi vestiti da infermieri. Sono (si scoprirà poi) di un gruppo mai sentito prima, “Compagni organizzati in volante rossa”. Hanno passato la notte chiusi nel pullmino, con cui si allontaneranno, dopo l’azione, per passare poi a una Mini Minor rossa, darsi alla fuga, dissolversi nel nulla. Intanto Angelo pensa: forse ce la faccio. Forse ce la posso ancora fare …

Angelo era figlio di una famiglia di piccoli commercianti, e se non avesse sentito l’irresistibile richiamo della giungla della politica, probabilmente avrebbe realizzato uno dei suoi desideri, cioè aprire un negozio di alimentari nel quartiere. Era tifoso sfegatato della Lazio, seguiva sempre la squadra, quando poteva anche in trasferta. A ventisette anni, come gli ripete la madre, “è senza arte né parte”. Ma è un militante vero. E’ l’immagine di un ragazzo temerario, un po’ guascone, ma che quando accompagna Almirante in giro per l’Italia si presenta come “Angelo, della sezione Talenti, la mejo de Roma”. Un giovane appassionato e irruento. Amato e rispettato dai suoi camerati, inviso e temuto dagli autonomi che fanno riferimento al Collettivo di Val Melaina. E proprio loro, a seguito del barbaro omicidio di Valerio Verbano da parte dei NAR, decidono di vendicarsi su Mancia. Chiunque sia il vero assassino, per una sorta di responsabilità territoriale, è Angelo a finire nel mirino della sinistra extraparlamentare, anche se ovviamente non c’entra niente.

12-03-‘80
L’unica cosa che gli viene in mente, ad Angelo, è tirargli addosso il motorino. E infatti il Benelli vola contro gli aggressori. Il primo colpo, a vuoto, infrange una vetrina.

Ma Angelo non era uno che si può raccontare con le categorie di oggi. Era uno unico, diverso, un camerata che non aveva paura di nulla, ma non certo un insensibile. Sono i ricordi di chi l’ha conosciuto. Di chi con lui, tre giorni prima che l’ammazzassero, stava cenando in una pizzeria. E la mente riporta alla luce l’attentato a Verbano e che i comunisti avevano deciso che quello da far fuori era lui. La sezione Talenti letteralmente ricoperta di scritte, insulti, minacce di morte di cui la più tenera era qualcosa del tipo: “Mancia è giunta la tua ora, ti ammazzeremo come un cane”. Il suo amico era preoccupato davvero e lo pregò: “Ma che fai, non ti proteggi? Stai attento!” E lui: “Mannò, non è niente … Io nun c’ho paura”. Ma verso la fine della cena, complici due o tre bicchieri, guardando il suo amico in faccia, con una strana luce negli occhi, invece di tranquillizzarlo, all’ennesima insistenza, gli chiese: “Ma tu che dici? Noi fascisti, quando moriamo dove annamo a finì? All’inferno o in paradiso?” In questi anni non c’è tempo nemmeno per i morti, figuriamoci per i vivi; eppure spesso sopravvivere è più difficile che morire.

12-03-‘80
Una pallottola ce l’hai già nello stomaco, la seconda ti perfora il torace, ma sei vivo. Allora corri zoppicando verso il portone, basterebbe un momento: ma mentre lo pensi arriva un altro proiettile e ti schianta a terra. Manca poco.

I “Compagni organizzati in volante rossa” furono una sigla pressoché sconosciuta agli inquirenti. Le loro tracce sono labili e incerte, se non addirittura misteriose. Ebbero il loro triste battesimo del fuoco nel 1979, con un attentato in cui sono rimasti gravemente feriti un medico missino e suo figlio. Il 7 maggio 1980 hanno colpito ancora, stavolta con un attentato dinamitardo contro la tipografia Alternativa, la stessa dove si stampa –oltre a diversi periodici socialisti e democristiani- il Secolo d’Italia. Il 9 marzo dello stesso anno, attaccano i locali della famosa sezione di via Sommacampagna, quella di Teodoro Bontempo, Gianfranco Fini e Maurizio Gasparri. Se i due futuri dirigenti e l’ex presidente di An sono ancora vivi si deve a una pura coincidenza. Un militante è entrato in un ripostiglio per prendere un barattolo di colla e si è ritrovato davanti a un ordigno ad orologeria collegato a sei chili di polvere da mina. Poteva essere una strage. Il 13 marzo un altro attentato, stavolta contro il redattore capo del Secolo d’Italia e un’altra strage evitata per miracolo. Il 2 settembre i terroristi fanno saltare per aria anche la libreria Europa, il cuore editoriale della corrente rautiana. Poi più niente. Venti mesi di attentati pianificati con cura meticolosa e attenta graduazione degli obiettivi, per poi sparire senza lasciar tracce, come volatilizzati nel nulla.

12-03-‘80
In terra un lago di sangue. Tendi la mano verso il portone, ti manca il fiato, non ce la fai. Uno dei due killer ti arriva alle spalle, la pistola in mano. Solo un colpo alla nuca, poi il buio. Contro il corpo sono stati esplosi sei colpi di pistola calibro 7,65 che, rivelerà l’autopsia, sono andati tutti a segno. L’ultimo è stato quello di grazia. L’attentato viene rivendicato da una telefonata a la Repubblica: “Qui Compagni organizzati in volante rossa. Abbiamo ucciso noi il boia Mancia”.

Un boia? No! Nella memoria di chi lo conosceva, un puro, d’animo e di cuore. Uno che non guardava in faccia a nessuno. Un leader vero. Un capo che ti motivava e che scendeva per primo nelle strade a lottare per un ideale. Un ragazzone buono ma determinato. Era una tigre, e non a caso in quei giorni, in cui spopolava sui teleschermi “Sandokan”, se ne uscì con un gigantesco bandierone sulla sua 500, con scritto sopra: MANCIOKAN. Era così Angelo.

Il giorno del funerale di Mancia, dopo la cerimonia, si verificano incidenti per le strade del centro cittadino: restano ferite dodici persone. Il partito è un calderone ribollente di rabbia. Il cadavere è ancora caldo, la piazza ancora una volta piena, il comizio di Giorgio Almirante incandescente: “Al bestiale e blasfemo urlo dei barbari noi opponiamo le grida degli uomini forti e vivi che per ogni caduto sono pronti a combattere nel tuo nome, Angelo, con il metodo della libertà, per la libertà."

Oggi, nel trentennale della morte di Angelo Mancia, quelle parole non si sono asciugate nell’inchiostro di un manifesto o nel rito della commemorazione. E’ un epigrafe che diventa grido, urlo. Contro un martirio che da trent’anni aspetta risposta. Che non ha giustizia. Perché nessuno verrà mai arrestato, nessuno verrà mai indagato o processato. Nessuno si pentirà mai o parlerà. Eppure chi fossero gli assassini era chiaro a tutti. Avevano firmato perfino un manifesto il giorno seguente il vile attentato, con cui vigliaccamente avevano tappezzato il quartiere. Eppure le autorità non fecero niente. Ma noi non dimentichiamo, e nella nostra memoria è inciso come segno indelebile, l’esempio del suo estremo sacrificio. E allora una piccola rivincita, doniamogliela noi, col cuore puro. Perché a trent’anni di distanza e per mille anni ancora, leviamo sempre forte quella voce, che senta bene fra le stelle, che chi cade combattendo non muore mai:

“CAMERATA ANGELO MANCIA … PRESENTE!”


Fonte: rielaborazione critica a cura di Accio, del capitolo "Manciokan era così", del libro "Cuori Neri" di Luca Telese.

AGGREDITO IL FIGLIO DI ALEMANNO

Assaltato da sette immigrati, lo avevano scambiato per un'altra persona.
(16 marzo, 09:54)
ROMA - ''Eccolo e' lui e' quello che ci ha aggrediti la settimana scorsa, prendiamolo e gonfiamolo'': cosi' con questa frase nel giro di pochi istanti Manfredi, il figlio quindicenne del sindaco di Roma Gianni Alemanno ed un suo amico di 16 anni ieri sera si sono visti piombare addosso un gruppo di 7 giovani, quattro maggiorenni e tre minorenni, italiani ma figli di immigrati, in piazza Euclide nel quartiere Parioli a Roma. Pochi attimi e i due giovani sono stati colpiti con schiaffi, pugni e spintoni. Nel corso della lite pero' Manfredi e il suo amico sono riusciti a fuggire e ripararsi nel vicino bar Thomas da dove hanno avvertito la polizia. Gli agenti del vicino commissariato nel frattempo erano gia' stati chiamati da un testimone che aveva assistito alla scena e in pochi attimi sono arrivati in piazza Euclide. La polizia quindi ha identificato il gruppo di giovani aggressori tutti originari di Capoverde e delle Filippine e le due giovani vittime scambiate per altri due ragazzi che qualche giorno prima avevano avuto uno screzio col gruppo di giovani italiani di origine straniera. Sia il figlio del sindaco Alemanno sia l'amico hanno raccontato alla polizia di aver percepito di essere stati scambiati per altri due ragazzi e, nello stesso tempo, il gruppo di aggressori interrogati da funzionari della Digos romana hanno raccontato la stessa versione. Secondo gli accertamenti della polizia la vicenda e' stata chiarita in breve tempo ma all'origine nessuna altra motivazione se non quella raccontata sia dalle vittime sia dagli aggressori. Per questo motivo la moglie del sindaco Alemanno, Isabella Rauti e la mamma dell'altro giovane aggredito non hanno sporto denuncia. Nessuno dei sette ragazzi identificati dalla polizia ha precedenti penali, sono tutti studenti e figli di immigrati che in Italia lavorano regolarmente.

FONTE: ANSA.IT

domenica 7 marzo 2010

ALDO (A)BUSI – DOVREBBE ESSERE MANDATO SU UN' ALTRA ISOLA … L’ASINARA!

Rieccoci a parlare di Aldo Busi … In seguito alle numerose richieste e segnalazioni giunteci sulla nostra casella e-mail dopo l’articolo pubblicato nel post di febbraio (vedere link a destra), abbiamo deciso di riprendere l’argomento e di continuare la nostra battaglia. Noi del Nucleo Quadraro Cinecittà, abbiamo deciso di sposare appieno la causa che vuole il sig. Busi fuori dal programma televisivo “L’isola dei famosi”. Ci continuiamo a domandare, infatti, come sia possibile che un simile soggetto sia ancora libero di apparire tranquillamente sugli schermi televisivi. In più noi chiediamo che sia fatta piena luce sulle affermazioni fatte dallo scrittore sulla pedofilia, anche e soprattutto in sede giudiziaria. Affermazioni gravissime e molto pericolose, che non sono mai state né smentite né rivedute dal Busi. Per questo invitiamo tutti i cittadini ad inviare email di protesta all’indirizzo internet de “L’isola dei famosi” isola@rai.it , affinché venga immediatamente espulso dal programma.

Dobbiamo smettere di essere spettatori passivi e far sentire forte la nostra voce. Il canone Rai viene pagato da noi, ed è con quello che viene “stipendiato” Aldo Busi. Non che sulle emittenti private un simile schifo possa essere tollerato, ma che addirittura gli si dia spazio sulle reti statali finanziate dai contribuenti è troppo! Tralasciando (nostro malgrado) gli atteggiamenti e il linguaggio vergognoso che il Busi utilizza regolarmente nel programma (vedere i filmati in cui “tocca il c…” dei concorrenti o utilizza di continuo volgari riferimenti sessuali), specie in prima serata e quindi anche di fronte ai più piccoli, perché su questo argomento andrebbe rivista la quasi totalità della televisione italiana, noi speriamo che certi deprecabili episodi non passino più come semplice spettacolo da audience. Ci vorrebbero lobotomizzati a subire il loro modo di fare spettacolo, pronti ad applaudire a comando o a fischiare a loro piacimento, fagocitando tutto nel nome dello share e del profitto. Ma sulla pelle dei nostri bambini, non permetteremo di incidere i loro conti correnti. Scandaloso è pure il fatto che nessuno né parli. Né stampa, né radio né ovviamente la televisione. Tranne un coraggioso presentatore radiofonico, nulla è stato fatto per portare allo scoperto questo schifo. Solo su internet si può leggere qualcosa. A proposito… Quasi dimenticavo. Il famoso video incriminante in cui Aldo Busi esternava certe porcherie al Costanzo Show e che “misteriosamente” era scomparso dalla rete, è riapparso ancor più “misteriosamente” da un giorno all’altro. Mistero della “tele”.

P.S.
Documentarsi è la prima arma che abbiamo per non subire inermi ogni sorta di abuso. Per difendere noi stessi, i nostri cari, le idee e i valori in cui crediamo e per i quali viviamo e lottiamo. Andate a leggere i link che postiamo nuovamente, affinché ognuno di voi sia pienamente consapevole delle motivazioni che animano la nostra battaglia.

http://denunciapedofilia.spazioblog.it/ (il testo integrale dell’articolo di Busi apparso sulla rivista “Babilonia” nel 1996 dal titolo “Scusi, mi dà una caramella?”)

http://www.dalpaesedeibalocchi.com/2009/08/pedofilia-maurizio-costanzo-aldo-busi-vittorio-sgarbi-e-lon-giovanardi-cosa-successe-nel-lontano-1996/ (da cui è stato tratto l’articolo)
http://forum.radicali.it/content/omofobia-e-pedofobia-le-due-facce-della-stessa-medaglia (da galera)
http://www.soschild.org/modules.php?name=News&file=article&sid=446 (da piangere)
http://www.youtube.com/watch?v=cmHRZwLZavA&feature=PlayList&p=A4B8C9050FC965B8&playnext=1&playnext_from=PL&index=31 (l'unico video che circolava fino a pochi giorni fa)

scritto da "ACCIO"
-NUCLEO QUADRARO CINECITTA'-

CASE POPOLARI: IL COMUNE APPROVA IL NUOVO PIANO

Nuove case popolari (ERP) e nuovi appartamenti a basso costo ("housing sociale") per giovani coppie, famiglie disagiate, studenti, lavoratori fuori sede. Dopo il via libera della Giunta capitolina a novembre 2009, il Consiglio Comunale ha approvato il piano casa per la Capitale, aumentando il numero degli alloggi popolari (edilizia residenziale pubblica) da 3.000 e 6.000. In tutto, dunque, 26.750 case da costruire, più 9.000 che costituiscono il "residuo" delle previsioni di Piano Regolatore. Primo punto saliente del piano, i sistemi e i metodi per realizzare nuovi alloggi: acquisizione di appartamenti da destinare all'edilizia residenziale pubblica, aumento di densità di aree già edificabili, modifica di destinazioni d'uso (di zone o fabbricati non residenziali) per ricavare case, reperimento di nuove aree edificabili ("ambiti di riserva").E’ stato approvato dal consiglio comunale il nuovo piano casa, sono state introdotte interessanti novità tra le quali la costruzione di case a basso costo “housing sociale” per giovani famiglie e per disagiati nonche’ case per studenti fuori sede. In totale le case da costruire saranno 36.000 ed inoltre un altro punto interessante del piano è l’aumento di densità di aree già edificabili , la modifica di destinazioni d'uso (di zone o fabbricati non residenziali) per ricavare case ed infine il reperimento di nuove aree edificabili ("ambiti di riserva").

Simone Solarino - Nucleo Quadraro Cinecittà

mercoledì 3 marzo 2010

IL CAVALIERE, LA MORTE E IL DIAVOLO ...

“Nulla è più bello dell’uomo quando avanza …
 Il soldato che esce dalle fila e si dichiara volontario …
L’eroismo, selvaggia creazione di sé, ad opera di sé stesso, dell’uomo,
ad opera dell’uomo.
Tutto scricchiola nel cuore degli altri uomini quando uno di loro si fa avanti di due passi, si stacca dalla riga e così forgia intorno a sé una barriera invalicabile di rispetto.
 Le madri e le fidanzate supplicano e non capiscono che possono avere per rivale la morte.
-Non farti avanti! Torna indietro!-.
E’ tardi.
Il figlio o l’amante ha udito l’incredibile appello di un altro amore e volge verso le donne
un viso d’ombra, uno sguardo vuoto.
 –Non ci conosce più!- urla la madre.
E’ vero.
Lui non è più lo stesso, da quando si è fatto avanti.
Non ha più un passato.
Donne vi è straniero perché egli ha scelto di nascere
una seconda volta
ed è uscito, in quell’istante,  non dalle vostre viscere,
ma da se stesso”

JEAN CAU, -IL CAVALIERE, LA MORTE E IL DIAVOLO-

IL CROCEFISSO NON SI TOCCA!

VIA CRUCEM – In questi giorni è stato accolto il ricorso dello Stato Italiano contro la sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’ Uomo, che prevedeva la rimozione (pena sanzioni amministrative) del CROCEFISSO dalle aule scolastiche.
Ovviamente è subito riesplosa la polemica tra favorevoli e contrari, ma procediamo con ordine:
“C’era una volta … ’’
IL FATTO – La signora Soile Lautsi, ha presentato ricorso alla Corte di Strasburgo (conro lo Stato Italiano), in proprio e in qualità di esercente la potestà genitoriale, lamentando che l’esposizione del Crocefisso nelle aule della scuola pubblica frequentata dai suoi figli, D. e S. A., rispettivamente di undici e di tredici anni, avrebbe costituito un’ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero e di religione, nonché con il diritto ad un’educazione e ad un insegnamento conformi alle proprie convinzioni religiose e filosofiche.
E così, dal Luglio 2002 fino ad oggi, vari e tanti processi, culminati nella fatidica …
SENTENZA – “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” -Sez. II°- Decisione 03/11/2009 Lautsi contro Italia (Ricorso n° 30814/06):
Articolo 2, prot. 1 (Diritto all’Istruzione), Articolo 8 (Diritto al rispetto della vita famigliare e privata), Articolo 9 (Libertà di pensiero, di coscienza e di religione), Articolo 10 (Libertà di espressione) della Convenzione.
“L’esposizione del crocifisso nelle scuole lede la libertà di aderire ad una religione,diversa dalla cattolica, ma anche quella di non aderire ad alcuna religione, specie se collegata a personalità in formazione, quali quelle dei discenti.”
Così, dopo la rimozione, avvenuta qualche anno fa, della Croce dai seggi elettorali, si continua a dibattere tra ricorsi e polemiche, senza rendersi conto che proprio in questo modo, il mondo laico, Lo sta rimettendo in croce. Tutto questo non possiamo accettarlo.
Ma con tutti i problemi che ci sono oggi nelle scuole, togliere uno sei simboli più semplici e puri della nostra cultura umana e spirituale, è l’unica preoccupazione del mondo laico? Da non credere …
Forse la Corte di Strasburgo e la mamma finlandese non ricordano, o preferiscono ignorare, che proprio la nostra cara vecchia Europa ha come bandiera un simbolo cristiano.
Lo stesso ideatore Arsène Heitz, infatti, ha affermato di essersi ispirato alla Corona di Stelle della Madonna della “Medaglia Miracolosa” di Lourdes per le stelle d’oro rappresentanti i Paesi Europei e al Mantello di Maria per il colore blu.
O forse dovremmo cambiare le nostre bandiere, dal momento che Stati laici come Finlandia (patria della signora Lautsi), Svezia, Norvegia, Danimarca, Svizzera, Inghilterra, Scozia e Spagna si professano Paesi laici ma hanno sulle loro bandiere la Croce Cristiana?
Per non parlare dei nostri stemmi regionali, provinciali e comunali, che a centinaia, hanno sui propri vessilli la “famigerata” Croce. A cominciare proprio da Roma.
Continuando con gli stemmi delle società sportive fino ad arrivare addirittura a quelli di importanti case automobilistiche, la Croce ha rappresentato e rappresenta un simbolo per noi irrinunciabile e vitale.
Secondo Strasburgo dovremmo rinunciare alle nostre tradizioni spirituali e culturali per dimostrarci laici, quindi moderni, quindi migliori (???). Non diciamo eresie.
A questo punto, forse, dovremmo togliere anche le “cappellette” che si trovano ai lati delle nostre vie o tutte le magnifiche opere d’arte a carattere religioso che sono esposte nei luoghi pubblici?
Allora rimuoviamo anche alcuni segnali stradali, come il divieto di fermata, l’intersezione con diritto di precedenza, l’intersezione con precedenza a destra e la “Croce di Sant’Andrea”, che indica i passaggi a livello sprovvisti di barriere o semibarriere. Non sia mai che qualcuno venga multato per una croce …
Ora, io mi chiedo, è così che voi laici manifestate il vostro pensiero? Commettendo, anche se con modalità fortunatamente diverse, i nostri stessi errori? Ieri c’era la Santa Inquisizione, oggi la “Laica Inquisizione” rappresentata dalla Corte Europea?
Tra qualche tempo saremmo costretti a cambiare pure il nostro Inno Nazionale, specie il verso che recita “… Che schiava di Roma Iddio La creò …”.
Lo spirito con cui ci stiamo evolvendo (?) è veramente misero. In fin dei conti, che crediate o no alla “divinità” di Gesù Cristo, non sarebbe meglio se tutti noi applicassimo il suo insegnamento? L’amore per il prossimo.
E invece, con la vostra superficiale protesta, ecco quello che state facendo. State mettendo un’altra stazione alla Via Crucis, la tredicesima: - Gesù è deposto da ogni luogo -.
Solo una cosa mi sento di dire: “Signore, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.”


ACCIO - NUCLEO QUADRARO CINECITTA'